Il paese mio

 Nella mia mente fruscii e rumori lontani
Ricordi
Di un viver lento, di un viver sano
In pace e in armonia
Con una natura selvaggia ora, quasi estinta
Frammenti 
Di uno stralcio di vita remota e spenta
Di prati fioriti sfiorati dalla tramontana
Di dolci isciacquii dovuti alla forza del fiume in piena
Ora solo echi di un tempo passato
Venature di una vita.
Solitario il viandante
Tra le viuzze del borgo arroccato
Manifestava il modesto parere
Su questo angolo bello di mondo
  E  l’orgoglio del paesello
Quella torre vecchia arroccata
 Espressione di sublime piacere
Per la gioia del giorno che vive.
Il tripudio per questa opera antica
Riportata piano piano alla vita
Scava e giunge fino in fondo al cuore
Carpendo con sensata magia
Anche un ultimo gesto d’amore.
Per quei vicoli stretti e scoscesi
Tanti hanno vissuto una vita
Ora tra questi viottoli feriti e stanchi 
Non passeggiano più i viandanti
E il paesello soffre la sua ferita
Ora il  grido che si ode da lontano
Oltre il monte sta chiedendo una mano
Oltre al mare, oltre ai colli, oltre paesi e città
Grida forte, qualcuno son sicura,
 Ascolterà.
 
Na zampanella

Voci, ombre, echi lontani
 Accendono ricordi ormai  sbiaditi
Voci di donne che lungo il viottolo in festa
Chiacchieravano sedute sulle scale
E le risate ed i racconti
E gli echi delle grida dei bambini
E l’abbaiare lontano dei cani
E la campana che suonava il suo rintocco
Accendono in me
Uno strano rimpianto.
Ero fanciulla e le contadine
Dopo il caldo afoso del giorno
Riposavano le gambe esili e stanche
Sedute fuori dalle case arroccate del bel paese
Accovacciata sulle gambe di mia madre
Io ascoltavo le chiacchiere animate
E poi tra queste voci piano piano mi assopivo
Stanca, ma felice
La mamma mia allora con amore
In braccio mi portava con se, nel grande lettone
Ed io dormivo con i miei genitori.
Ma quando un di di luglio nacque lui
Nel lettone allora fummo in quattro
E nella stanza diventammo in sei
Noi quattro e altri due fratelli miei
Si stava stretti ma stavamo bene
E quei momenti magici di condivisione
Sono stati il mio tesoro grande
Perché si può aver tutto senza avere niente
Se si ha accanto chi ti vuole bene
Non come adesso
Che nulla basta mai
Ora che ognuno ha la sua stanzetta
Ora che si vive negli agi e nelle comodità
Ma mai ciò basta
E il terremoto nulla ci ha insegnato
Anzi più andiamo avanti e più va peggio
Con i ragazzi schizzati, maleducati e violenti
Che non si sa più come li devi prende
E coi problemi ancor più disparati
Viviamo tutti molto più infelici
Ma prima ci bastava cosi poco
Na zampanella,
Un tozzo di pane ammollato con sopra il pomodoro
Per ringraziare Dio del grande dono
E vivere felice ed appagati
Non come adesso,
Tanti pori disgraziati.

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Un Commento a “Poesie di Cristina Spennati su Camarda”

  1. Enzo Alloggia scrive:

    Cari amici,

    Prendi un sorriso, regalalo a chi non l’ha mai avuto.
    Prendi un raggio di sole, fallo volare là dove regna la notte.
    Scopri una sorgente, fa bagnare chi vive nel fango.

    Prendi una lacrima, posala sul volto di chi non ha pianto.
    Prendi il coraggio, mettilo nell’animo di chi non sa lottare.
    Scopri la vita, raccontala a chi non sa capirla.

    Prendi la speranza, e vivi nella sua luce.
    Prendi la bontà, e donala a chi non sa donare.
    Scopri l’amore, e fallo conoscere al mondo.
    Mahatma Gandhi

    Apri una finestra sul mondo e con i tuoi occhi vedrai che ci sono molti nostri simili,
    che come noi, da sempre, cercano di costruire un mondo migliore.
    Grazie per la vostra amicizia e considerazione.
    Cav. Uff. Enzo Alloggia e famiglia.

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