I suoi monti, le sue vallate verdeggianti, i greggi che pascolano liberi, nessun rumore, raramente incontri persone lungo la strada…
il profumo dei fiori..nessun rumore se non quello del vento che passa tra le foglie delle secolari quercie..La Sardegna così irreale, così simile ai nostri luoghi che sembra di non essere mai partiti.
Le persone ospitali e cordiali che sorridono al nostro passare e si preoccupano se non possono offrirci nulla.
La Sardegna vera al di fuori dell’estate, al di fuori dei turisti con i loro costumi e parei, il freddo che punge ricorda quello di L’Aquila, solo l’odore del mirto ci distingue, mentre i pastori ci raccontano del loro duro lavoro, ci mostrano orgogliosi l’ultimo agnellino nato.
Il cuore si stringe quando ci abbracciano ascoltando chi spiega loro in sardo chi siamo, ci coccolano qualcuno si commuove ed un anziano racconta di aver visto la nostra cità ed i nostri paesi quando da militare lo spedirono nel continente.
Ci offrono formaggio vino e pacche sulle spalle, anche loro sanno di essere simili a noi, abituati al duro lavoro, diffidenti un pò verso gli stranieri ma con un cuore grande..
La Sardegna dei Nomadi degli Istentales, del concerto dedicato a noi, del ritorno degli agnellini figli di quel gregge che donarono un anno fa ai pastori dei nostri monti..
Sorrido mentre un improvvisato coro urla “forza L’Aquila” e mi commuovo abbracciando chi ci ha aiutato tanto dopo quella notte maledetta.
Che strano vederli qui..che strano parlare nel nostro dialetto convinti che tanto ci capiranno..convinti che ormai siamo così uniti da sentirci ancora e per sempre una grande fantastica famiglia.
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